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Il chinotto

Il chinotto - Alimentarius

 Il ritorno dell'agrume

Il chinotto, in gran voga negli anni ’50, è stata la bibita regina indiscussa delle estati italiane, insieme alla gassosa. Era lei, dal colore scuro, frizzantina e dal gusto agrodolce che ha fatto la padrona nello scenario delle bibite del tempo. Poi, per chi lo ricorda, giunse la concorrenza americana che, soprattutto simile nel colore, ha “oscurato” per l’appunto la scena e l’attenzione dei consumatori.

In seguito, pensate, sono nate delle associazioni di consumatori e appassionati per tener in vita questa bibita a rischio d’estinzione.

Nel tempo e specialmente in questi ultimi anni la bevanda è passata dallo status di bibita di nicchia per un pubblico di nostalgici, quasi introvabile nei locali e nei negozi, a bevanda di tendenza assoluta oppure impiegata come componente per cocktail, in grado di sostituire gli alcolici amari.

Così è tornato incisivamente sul mercato grazie ad alcune aziende che, intuendo questo ritorno di fiamma ed annusandone il business, si sono organizzate nella produzione rifacendosi alla ricetta originale partendo proprio dal frutto omonimo, il citrus myrtifolia, appartenente alla famiglia degli agrumi, originario della Cina. In effetti il chinotto giunge in Europa, probabilmente dalla Cina, importato sembra, da un navigatore di Savona intorno addirittura al 1500. In quell’epoca i chinotti si candivano, e di questo tipo d’utilizzo se ne ha notizia certa proprio da documenti dell’epoca che trattano della trasformazione del frutto. Con il passare dei secoli si sviluppa lungo tutta la riviera di ponente una vera e propria "industria del chinotto" che conosce la sua massima affermazione fra il secolo scorso e il nostro. Dai fiori, dalle scorze e dalle foglie è estratto un olio utilizzato in profumeria; "torniti", "bolliti", "conciati" e messi in salamoia i frutti erano venduti in mastelli di legno: partivano dal porto di Savona verso Marsiglia destinati al settore dolciario. Con la canditura si concludeva il ciclo di lavorazione del frutto che da "immangiabile" si trasforma con l’aiuto dello zucchero, in una delizia "dolce-amara" per il palato degli intenditori.

L’idea è stata quella di rilanciare e valorizzare una bevanda strettamente dalla tradizione italiana utilizzando ingredienti altamente selezionati, abolendo o limitando al massimo l’uso di conservanti coloranti o additivi e rivolgendosi ad un pubblico di consumatori ricercato.

Oltre alla revisione ed alle varianti delle varie ricette delle non poche case produttrici nella scelta degli ingredienti, c’è stato anche un restyling del logo, del packaging e dell’immagine per rivolgersi anche ad un pubblico piu giovane. Assecondando una recente tendenza allo stile vintage sono nate bottiglie con procaci etichette proposte da uno storico marchio produttore.

Sono riusciti quindi a sommare in questa nostra bevanda freschezza, vivacità nell’effervescenza e nelle sensazioni olfattive e gustative con fedeltà all’agrume ed agli estratti aromatici e vegetali.      

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